Leonardo da Vinci a Pavia e Vigevano. Cosa ispirò il genio durante la sua permanenza

Regione Lombardia promuove 8 itinerari per scoprire nel paesaggio e nella cultura enogastronomica, gli elementi rappresentati dal genio.

Leonardo da Vinci a Pavia e Vigevano. Cosa ispirò il genio durante la sua permanenza
Pavia, 03 Febbraio 2020 ore 11:28

Regione Lombardia promuove 8 itinerari per scoprire nel paesaggio e nella cultura enogastronomica, gli elementi del luogo rappresentati dal genio

Leonardo a Pavia

Leonardo da Vinci fu sicuramente a Pavia insieme a Francesco di Giorgio Martini nella primavera del 1490, spesato dalla fabbrica della nuova cattedrale. Probabilmente fornì pareri per la ricostruzione del tempio – che doveva essere grandioso come la Santa Sofia di Costantinopoli – e, in questo contesto, Leonardo studiò la perduta chiesa di Santa Maria in Pertica, parrocchiale del castello visconteo-sforzesco, edificio a pianta centrale longobardo fonte di ispirazione per i progettisti rinascimentali. Il progetto scelto per il duomo fu quello di Bramante che si può ammirare nel meraviglioso modello ligneo ora presso i locali Musei Civici.

Studi e ispirazioni pavesi

Leonardo sembrò interessarsi anche alle strutture dello stesso castello, costruito a partire dal 1360, allora una delle costruzioni civili più imponenti d’Europa. Di questo magnifico complesso il fiorentino registrava la struttura dei camini delle cucine. Ma Leonardo beneficiò anche della ricca biblioteca conservata nella torre sud-ovest del castello, dove cercò un testo di matematica, la Perspectiva di Erazmus Ciolek Witelo (Vitolone). Sempre attento alle acque, Leonardo si interessava dei sistemi idraulici del grande parco che univa il castello alla Certosa, specie ai Bagni o Bagno della Duchessa: una piscina quadrata bordata da quattro scalini di marmo bianco e sovrastata da un padiglione di larice dipinto, luogo di svaghi estivi della corte.

Annotava anche le sue osservazioni sulle fondazioni delle mura pavesi verso il Ticino, registrando la diversa tenuta dei pali di quercia ormai carbonizzati rispetto a quelli di ontano divenuti rossi e «ponderosi e duri come ferro».

Anche il famoso Regisole, il monumento equestre romano, rientrava negli infiniti studi del Vinci sulla forma perfetta da dare al monumento per Francesco Sforza. Dell’antico cavallo pavese ammirava il movimento artificioso in un commento che sembra contraddire per una volta l’attenzione al primato dello studio dal vero della natura: «l’imitazione delle cose antiche è più laldabile che le moderne […] dove manca la vivacità naturale, bisogna farne una accidentale».

Le permanenze leonardesche a Pavia sono poche, ma nel castello, dove hanno sede i Musei Civici, si conserva una piccola copia della Vergine delle rocce.

Leonardo da Vinci a Vigevano

Il manoscritto H dell’Institut de France di Parigi contiene diverse indicazioni sul soggiorno di Leonardo da Vinci a Vigevano nel febbraio e nel marzo del 1494. Il fiorentino appunta in varie carte riferimenti al sistema usato dai contadini per proteggere le vigne dal gelo, a una struttura di scale d’acqua utile per bonificare aree paludose e irrigare le marcite tra la Sforzesca e il Ticino e le note tecniche di un progetto di padiglione ligneo smontabile, forse progettato per i pic-nic della duchessa Beatrice d’Este, oppure come alcova smontabile per rendere vivibili durante gli inverni le grandi stanze del castello.

La residenza ducale di Vigevano fu la vera sede della corte di Ludovico il Moro (1479-1499); Leonardo deve pertanto aver sostato per diverso tempo tra i castelli del borgo e le possessioni agricole sperimentali che lo circondavano come la tenuta-pilota della Sforzesca che il Moro donò alla chiesa milanese di Santa Maria delle Grazie. La residenza visconteo-sforzesca era parte di un sistema fortificato che a Vigevano includeva anche la Rocca Vecchia e la Rocca Nuova. Il complesso di Vigevano era coordinato sia dal punto di vista difensivo che residenziale a una corona di edifici come il castello di Gambolò, quello di Galliate e quello di Villanova di Cassolnovo, La Maura.

Insieme a Bramante

Quando sulla fine dell’inverno del 1494 Leonardo si trovava a Vigevano, poteva soggiornare nel borgo anche Bramante, impegnato nella costruzione di nuove stalle a tre navate simili a quelle schizzate da Leonardo nel manoscritto Trivulziano e Codice B dell’Institut de France. Le sale interne degli appartamenti ducali, dove Beatrice d’Este aveva i propri camerini, furono rapidamente decorate tra il 1494 e il 1495. Da quel poco che sopravvive di questa campagna decorativa si notano anomali motivi vegetali e tronchi di alberi spogli inseriti nella decorazione dei fregi di queste stanze, e riconducibili alla collaborazione tra Bramante e Leonardo nel creare i finti giardini alberati che decorarono anche la celebre Sala delle Asse del castello di Milano.

Dopo il 1495, il borgo di Vigevano fu fortificato di nuovo e il palazzo di Galeazzo Sanseverino a ovest della città fu trasformato in una rocca. Anche questo palazzo era dotato di una stalla a tre navate, noto soggetto di studio del Vinci anche per la presenza di elegantissimi destrieri modello per il mai terminato monumento equestre a Francesco Sforza, ma doveva contenere anche una singolare scala elicoidale in una soluzione sulla quale si esercitarono sia Bramante che Leonardo.

Sistema dei corsi d’acqua

Il Vinci tornava a Vigevano probabilmente nei primi anni del XVI secolo, quando il borgo retto in marchesato era stato concesso in feudo a Gian Giacomo Trivulzio. Leonardo era ancora interessato al sistema dei corsi d’acqua delle campagne vigevanesi alla cui fertilità il Trivulzio dedicava il soggetto dei famosi arazzi, ora al Castello Sforzesco, tessuti a Vigevano tra il 1508 e il 1510 su cartone di Bartolomeo Suardi detto Bramantino, già allievo di Bramante e confrontatosi da poco con il Cenacolo di Leonardo che copiava per committenza francese.

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