Chi dobbiamo proteggere e come

Fragilità e Covid-19: gli over 65 e gli under 25 i soggetti più a rischio nei prossimi mesi

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatrici della Scuola IUSS e dell’Università di Pavia.

Fragilità e Covid-19: gli over 65 e gli under 25 i soggetti più a rischio nei prossimi mesi
Pavia, 22 Settembre 2020 ore 12:02

Fragilità e Covid-19: chi dobbiamo proteggere e come. Gli over 65 e gli under 25 i soggetti più a rischio nei prossimi mesi: uno studio condotto da un gruppo di ricercatrici della Scuola IUSS e dell’Università di Pavia.

Fragilità e Covid-19

L’identificazione precoce di popolazioni fragili, in situazioni di gravi emergenze per la salute come l’attuale pandemia di Covid-19, è essenziale per riconoscere gli individui più bisognosi e a rischio di sviluppare complicanze nel breve e nel lungo termine e garantire una adeguata distribuzione delle risorse e pianificazione delle strategie di contenimento. Al di là della fragilità fisica, legata a età e patologie pregresse, anche la vulnerabilità sociale ai fattori di stress ambientale, come l’allontanamento sociale imposto per ridurre il contagio della SARS-CoV2, è in grado di modificare il rischio di malattia e indurre cambiamenti nello stato di salute della popolazione generale.

Lo studio

Nel lavoro “Identifying frail populations for disease risk prediction and intervention planning in the Covid-19 era: a focus on social isolation and psychosocial vulnerability” Chiara Cerami (IUSS Pavia) e Chiara Crespi (Università di Pavia) hanno valutato il profilo di fragilità e di vulnerabilità sociale in una popolazione di 1258 Italiani intervistati durante il lockdown (14-31 marzo 2020).

Confrontando i due indici, tenendo conto del genere e delle diverse fasce di età (dai più giovani agli over 65), è emerso che, mentre la fragilità fisica come prevedibile aumenta linearmente con l’età ed è maggiore nelle donne che nei maschi, gli individui più giovani e gli anziani presentano una maggiore vulnerabilità sociale rispetto alla fascia di individui di mezza età. Inoltre gli uomini sono più vulnerabili rispetto alle donne. Sia la fragilità fisica che la vulnerabilità sociale contribuiscono a spiegare la percezione individuale dell’impatto dell’emergenza Covid-19 sulla salute, che è diversamente modulata da atteggiamenti e comportamenti proattivi e dall’isolamento sociale.

L’isolamento sociale

L’isolamento sociale e la solitudine percepita in seguito all’epidemia di Covid-19 sono in grado di esercitare effetti psicosociali drammatici nella popolazione generale. Al pari della fragilità fisica correlata all’età e/o alla presenza di patologie pregresse, la vulnerabilità psicosociale rappresenta un fattore di rischio in grado di determinare, in caso di infezione, un esito più grave, interagendo anche sull’efficienza del sistema immunitario.

Le categorie vulnerabili

L’individuazione precoce di categorie vulnerabili, a rischio di ammalarsi e di sviluppare cambiamenti duraturi dello stato di salute, rappresenta una sfida per i prossimi mesi al fine di prevenire le conseguenze sul benessere generale, destinando risorse a interventi mirati di gestione del disagio psicosociale e aumentando la resilienza di giovani adulti e anziani nei confronti della crisi post Covid-19.

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