Cronaca
Un obbligo di dimora

Droga dalla Lomellina al Piemonte e alla Liguria, smantellata rete di spaccio: 20 arresti

Dovranno rispondere di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Droga dalla Lomellina al Piemonte e alla Liguria, smantellata rete di spaccio: 20 arresti
Cronaca Pavia, 26 Novembre 2021 ore 13:46

Esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di 20 persone per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Smantellata rete di spaccio in Lomellina, 20 persone arrestate

L’attività investigativa, iniziata nel settembre 2019, scaturisce dalla prosecuzione delle attività svolte nell’ambito dell’operazione “Camel Light I”, coordinata dalla Compagna Carabinieri di Vigevano, condotta dalla dipendente Sezione Operativa, unitamente alla Stazione Carabinieri di Gambolò, sotto la direzione, nella prima fase, della Procura della Repubblica di Pavia e successivamente della Procura Distrettuale Antimafia di Milano, ha portato a reprimere lo spaccio nella Lomellina ed individuare i componenti della “filiera” di questo illecito commercio, che si è conclusa con l’esecuzione il 25 maggio 2021 di 14 Ordinanze di Custodia Cautelare a carico di 9 magrebini e 5 italiani.

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Nell’ambito della Camel Light I, nell’aprile del 2019 a Vigevano veniva tratto in arresto un marocchino per l’illecita detenzione di 510 grammi di eroina, che stava trasportando per la cessione ad una batteria di spaccio in Lomellina. In tali circostanze veniva sequestrato anche una chiave, nascosta, unitamene alla sostanza stupefacente, all’interno del sedile lato passeggero dell’autovettura utilizzata per il trasporto.

La riserva di caccia

Le successive attività di indagine permettevano di appurare che la chiave, sequestrata in quella operazione di servizio, apriva il cancello di una tenuta di caccia sita nel Comune di Truccazzano (MI), utilizzata dal sodalizio criminale per “l’imbosco” di grandi quantitativi di sostanze stupefacenti. Le attività di indagine venivano proseguite dalla sola Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Vigevano, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, e nello specifico dalla Dott.ssa Paola Biondolillo e dalla Dott.ssa Valentina Terrile, distaccata dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Pavia.

La riserva di caccia, sita a ridosso del fiume Adda è costituita da decine di ettari di boschi, laghetti e corsi d’acqua di vario genere, alla quale vi si accede da tutti i lati, facile luogo ove nascondere lo stupefacente. L’accesso utilizzato dal sodalizio criminale era un cancello posto alle spalle del cimitero di Truccazzano; in questo luogo lo stupefacente veniva miscelato con sostanze da taglio (anfetamine e caffeina) da un “chimico” specializzato, che era in grado di produrre vari tipi di stupefacente (tipo speed o eroina “rossa”) e confezionato poi con attrezzi artigianali tipo presse, pentole, in panetti normalmente da mezzo chilo.

Il modus operandi

I Carabinieri della Sezione Operativa, con l’ausilio di strumenti tecnici e attraverso attività di osservazione e controllo si sono resi conto del modus operandi del sodalizio criminale, ovvero quello di nascondere nel bosco ingenti quantitativi di stupefacente; successivamente ponevano dello stupefacente confezionato in panetti da mezzo chilo (7-10 Kg alla volta) sotto i cipressi davanti al cimitero; a quel punto il capo o il coordinatore dava l’ordine ai “trasportatori” suoi complici di passare a prelevare lo stupefacente in macchina o in moto da distribuire ai loro spacciatori e ad altre batterie di spaccio, prevalentemente nei campi in Lombardia, Piemonte e Liguria.

Con il proseguo delle attività di indagine la Sezione Operativa ha dimostrato che:

  • un sodalizio criminale di origine marocchina oltre a gestire in proprio due batterie di spaccio nei campi, una in Liguria ed una in Lombardia, riforniva altre batterie che “lavoravano” nelle Province di Alessandria, Genova, Bergamo, Lecco, Novara, Varese, Monza Brianza, Milano, Lodi, Pavia, Como, Massa Carrara e Cremona;
  • un soggetto albanese importava lo stupefacente dall’Olanda e dalla Spagna, nascondendolo in camion per il trasporto di carne congelata, rivelatosi il fornitore principale del sodalizio di marocchini;
  • gli indagati durante tutto il periodo di lockdown si sono spostati tra le province e regioni in sprezzo delle norme anti covid-19 precedentemente in vigore.

I primi arresti

Il 30 aprile 2020 i militari impegnati nelle indagini traevano in arresto, nella flagranza di reato il capo promotore del sodalizio criminale, il suo braccio destro che rivestiva il ruolo di chimico, un altro soggetto con ruolo di chimico ed un trasportatore, mentre stavano trasferendo eroina ed attrezzatura per il confezionamento della stessa da un appartamento di Milano in via Zurigo, ove veniva sequestrato un ingente quantitativo di denaro, alla riserva di caccia sopra citata.

I sequestri

Alla fine dell’attività sono stati sequestrati:

  • Circa 23 chili di eroina di tipo speed e brown sugar;
  • Circa 300 grammi di cocaina;
  • Circa 35.600 euro in contanti;
  • 210 franchi svizzeri in contanti;
  • Due autovetture utilizzate per il trasporto della droga;
  • Due presse artigianali, con relativi martinetti idraulici, per il confezionamento dei panetti;
  • Due frullatori industriali per la lavorazione dello stupefacente;
  • Innumerevoli telefoni cellulari;
  • Bombole da campeggio e varie pentole utilizzate per miscelare l’eroina;

Il giro d'affari

Il sodalizio investigato era in grado di immettere nel mercato degli stupefacenti a settimana 7-10 chili di eroina, per un giro di affari di 180mila euro e 2 chili circa di cocaina, per un giro d’affari di 80mila euro, consentendogli un guadagno netto pari a 60mila euro per la vendita all’ingrosso. Si specifica inoltre che l’attività di spaccio al dettaglio consentiva un guadagno netto all’organizzazione di 50mila euro circa settimanali.

20 arresti

L’operazione si è conclusa con l’emissione di 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di 19 marocchini ed un albanese ed una ordinanza di obbligo di dimora a carico di un cittadino marocchino da parte del GIP del Tribunale di Milano. Le ordinanze sono in corso di esecuzione nelle province di Milano, Bologna, Verona, Cremona, Como, Lecco.