Cronaca
Ai domiciliari

Concussione e falso in atto pubblico, arrestati comandante e vicecomandante della Polizia Locale di Cassolnovo

I due devono anche rispondere di atti persecutori nei confronti di un collega dello stesso Comando

Concussione e falso in atto pubblico, arrestati comandante e vicecomandante della Polizia Locale di Cassolnovo
Cronaca Pavese, 16 Gennaio 2023 ore 11:29

Nella mattina di oggi, 16 gennaio 2023, al termine di una articolata attività d'indagine diretta dal Sostituto Procuratore Paolo Mazza, i Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Pavia, unitamente ai colleghi della Sezione Operativa della Compagnia Vigevano hanno dato esecuzione a due ordinanze applicative di misure cautelari personali degli arresti domiciliari, emesse dal GIP Presso il Tribunale di Pavia nei confronti del Comandante e del Vice Comandante della Polizia Locale del Comune di Cassolnovo per i delitti di concussione continuata, falso in atto pubblico, indebita induzione a dare o promettere utilità ed atti persecutori in danno di un collega dello stesso Comando.

Il fermo delle motociclette

Le indagini hanno preso le mosse dalla denuncia querela sporta dalla madre di un adolescente presso gli uffici della Sezione di PG Carabinieri di Pavia, e si sono sviluppate con l'assunzione di testimonianze di persone informate sui fatti, con acquisizioni documentali ed anche con il ricorso ad intercettazioni telefoniche.

La vicenda riguarda procedure del tutto anomale ed arbitrarie adottate in relazione al fermo di due motociclette da cross, prive di targa e assicurazione e non abilitate a circolare per le vie cittadine, da parte dei due Pubblici ufficiali i quali, abusando dei loro poteri, si sono fatti consegnare le motociclette in assenza di qualsivoglia formale contestazione relativa a violazioni del codice della strada e senza provvedere al sequestro amministrativo dei veicoli che, su ordine degli stessi indagati, sono stati trattenuti senza titolo e ricoverati per diversi giorni presso il comando di Polizia Locale nella disponibilità degli indagati, con la contestuale indicazione ai possessori che, al fine di scongiurare la redazione dei suddetti atti, con le conseguenti sanzioni pecuniarie e la confisca dei mezzi, avrebbero dovuto cederli in vendita a soggetti individuati dagli indagati e al prezzo dai medesimi stabilito, comunque inferiore al reale valore di mercato dei veicoli.

Solo a seguito delle vibrate rimostranze dei famigliari dei proprietari dei motoveicoli, che prima di sporgere denuncia in Procura si erano rivolti anche agli organi amministrativi del Comune, i veicoli sono stati restituiti ai legittimi possessori e gli indagati hanno provveduto a redigere ex post i verbali di contestazione e di fermo amministrativo dei due motoveicoli attestando fatti diversi da quelli realmente accaduti, con riferimento alle motivazioni e alle modalità che avevano portato a contestazione delle infrazioni nonchè alla successiva consegna al Comando delle motociclette.

E' stata inoltre redatta una relazione, indirizzata al Sindaco e al Segretario comunale di Cassolnovo, completamente discordante con quanto effettivamente accaduto nella realtà e chiaramente finalizzato a fornire una versione di comodo, volta a giustificare le condotte illecite poste in essere dagli Ufficiali e dagli agenti di Polizia Locale.

Le violazioni del codice della strada

Le indagini hanno consentito poi di accertare ulteriori gravi condotte illecite in relazione alla gestione delle sanzioni per la violazione del codice della strada da parte degli indagati, i quali in più occasioni hanno ordinato ad un agente dello stesso Comando di annullare le contestazioni amministrative già elevate nei confronti di soggetti legati agli stessi per motivi professionali o di amicizia, modificando i verbali associandovi i dati di un altro veicolo, così tentando di procurare al reale destinatario degli atti un ingiusto vantaggio costituito della mancata irrogazione delle prescritte sanzioni amministrative, non riuscendo nell'intento per il rifiuto opposto dall'agente cui era stato impartito l'ordine illegittimo.

Le minacce al collega

Proprio il rifiuto da parte di un giovane collega del Comando di ottemperare agli ordini illegittimi e di adeguarsi alle modalità del tutto arbitrarie di gestione dell'Ufficio ha dato luogo a reiterate condotte vessatorie e minacciose da parte degli indagati ai suoi danni per assicurarsi il silenzio su quanto avveniva all'interno del Comando.

L'agente in questione ha infatti descritto un ambiente di lavoro caratterizzato da un clima autoritario ed intimidatorio, al quale gli agenti neo-assunti dovevano adeguarsi, accettando la situazione senza rimostranze per scongiurare ritorsioni, mentre laddove dimostravano di nutrire dubbi in ordine ai comportamenti tenuti dai superiori, divenivano destinatari di condotte denigratorie e umilianti, con in particolare ingiustificate e pretestuose accuse di ammanchi di cassa, minacce di contestazioni di addebito disciplinare e persino di licenziamento, nel caso in cui non si fosse attenuto alla linea difensiva concordata ed avesse riferito la verità alla Procura in ordine ai fatti sopra descritti.

Le condotte persecutorie sono anche consistite in aggressioni verbali e persino fisiche, che hanno costretto la vittima ad assentarsi dal lavoro per sottoporsi a terapia psichiatrica, con assunzione di psicofarmaci, e a modificare le condizioni lavorative, in quanto al rientro in ufficio è stato spostato dal comando di polizia locale ad altro ufficio del comune, dove gli sono state assegnate mansioni differenti da quelle per cui era stato assunto.

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