Case vacanza inesistenti: la truffa del quartetto in rosa

Vacanze saltate per chi si è affidato a questo gruppetto di truffatrici.

Case vacanza inesistenti: la truffa del quartetto in rosa
Pavia, 29 Giugno 2018 ore 10:31

Case vacanza: immobili inesistenti affittati e pagati come case vacanza immaginari.

Case vacanza inesistenti

A conclusione di una articolata e complessa attività di indagine coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pavia dott. Paolo Mazza, i Carabinieri del Comando Provinciale di Pavia con la collaborazione dell’Arma di Milano, Abbiategrasso (MI), Corsico (MI) e Dolianova (CA) hanno eseguito nelle prime ore di questa mattina una serie di ordinanze di custodia cautelare nei confronti di quattro donne gravitanti nelle province di Milano e Cagliari. Le quattro persone, raggiunte a vario titolo dalle misure cautelari, si identificano in: A.C.. 24enne, domiciliata a Corsico; R.T., 52enne,  domiciliata a Milano; L.C. 76enne, domiciliata a Dolianova; M.Z., 40nne,  domiciliata a Gaggiano. 

Domiciliari

Nei confronti dei primi 3 soggetti l’Autorità Giudiziaria ha disposto l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari mentre nei confronti dell’ultima è stata disposta la custodia cautelare in carcere ed è stata tradotta presso le Case Circondariale di Milano. In particolare le attività investigative svolte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria di Pavia hanno permesso di carpire il modus operandi. M.Z. materialmente provvedeva alla pubblicazione su diversi siti internet di annunci per case vacanze di inserzioni di offerta in locazione di alcune abitazioni, inesistenti o di cui non avevano alcuna disponibilità, per il periodo delle vacanze estive ed invernali in rinomate località turistiche.

La truffa

Gli ignari clienti entravano in contatto con l’inserzionista attraverso consultazione, su plurimi siti internet di offerte di locazione di appartamenti in diverse località turistiche: sia marittime e per il periodo delle vacanze estive: Isola d’Elba (Marina di Campo dell’Elba, campo dell’Elba, Cavoli) Marina di Grosseto, San Teodoro, Stintino, Porto Ercole, Arzachena), sia montane e per il periodo delle vacanze invernali (Alta Val Badia Loc. la villa, Aprica, Cortina d’Ampezzo, Livigno, Madonna di Campiglio). Tali annunci mostravano immagini apparentemente veritiere dell’interno e dell’esterno degli appartamenti che offrivano in locazione.

La filiera delle truffatrici

  1. La pubblicazione degli annunci, curata dalle altre indagate A.C., R.T. ed S.L. che usavano nomi di altri soggetti ignari ed estranei ai fatti di reato, a loro volta vittime del reato di sostituzione di persona,
  2. In ogni annuncio venivano indicati indirizzi mail personali dell’inserzionista che gli utenti potevano contattare. Attraverso gli indirizzi mail o direttamente attraverso il sito internet di pubblicazione degli annunci, le inserzioniste fornivano false informazioni sull’alloggio e prendevano accordi con le persone offese circa le modalità di pagamento della caparra;
  3. Venivano intestate diverse utenze telefoniche di cellulare a nome delle indagate e di altri soggetti, a cui si sostituivano nell’identità. Le utenze così intestate venivano adibite a diversi scopi, nella fattispecie forniti
  • ai siti come contatto per creare un account mail.
  • ai portali di affitto delle case vacanze per inserire gli annunci truffaldini;
  • agli utenti truffati come contatto;
  • alle banche come contatto per attivare le carte prepagate su cui venivano fatte confluire le caparre versate dalle persone offese dal reato per l’affitto degli appartamenti.

5) Mantenimento di rapporti tra le inserzioniste e i truffati grazie ai contatti telefonici e mail forniti nei vari annunci sui siti internet, al fine di trattare in qualità di legittimi proprietari delle abitazioni, tali da far apparire serie e veritiere le offerte di locazione delle case.

6) Richiesta da parte delle inserzioniste ai contraenti del pagamento di somme di denaro a titolo di caparre confirmatorie al fine di “bloccare l’affare”, da versare sulle coordinate dei conti correnti accesi dall’organizzazione criminale o su alcune carte prepagate.

7) Invio ad ogni persona offesa, una volta pervenuta la caparra, di un contratto di locazione in cui erano inseriti i dati anagrafici delle stesse inserzioniste (anche delle persone a cui avevano sottratto l’identità carpendone le generalità). Al fine di rendere ancor più credibile l’operazione, le inserzioniste chiedevano copia di documenti di identità ai futuri conduttori.

8) Dopo la stipula del contratto di locazione ed incassate le caparre, le inserzioniste facevano perdere le loro tracce agli ignari conduttori delle case per vacanze, i quali tentavano inutilmente di contattarle per accordarsi sugli ultimi dettagli del soggiorno.

I futuri conduttori non usufruivano degli alloggi locati per il periodo di vacanze, venendo a conoscenza, tramite altri utenti e, talvolta, anche recandosi sul luogo di villeggiatura, che gli appartamenti di cui avrebbero dovuto godere non esistevano o non erano in realtà disponibili.

80 episodi simili al mese

Secondo alcuni studi di settore, ogni mese vengono registrati 80 episodi di richiesta di caparra non dovuta, 150 casi di false informazioni di vendita sull’immobile, tale fenomeno conosce purtroppo una crescita nei periodi di vacanza estivi o all’approssimarsi delle “settimane bianche”.

Questa tipologia di reato talvolta colpisce spesso sotto due versanti:

  • i truffatori “rubano” l’identità di persone e le usano per sostituirsi a reali proprietari di abitazioni o comunque come identità fittizie per annunci, appropriandosi di dati sensibili di persone ignare;
  • le offerte, spesso pubblicate con immagini riferite ad immobili site in località diverse da quella dell’annuncio, inducono facilmente le persone in errore.

Prevenzione

Per prevenire questi  crimini, anche la collaborazione e consapevolezza del cittadino divengono elementi importanti per impedire che questi fatti si verifichino, ad esempio, per prevenire il furto di identità evitare di fornire dati sensibili al telefono o via mail a persone che non si conoscono, eliminare documenti strappandoli in piccoli pezzi per impedire il trafugamento di dati, fare attenzione ad eventuali “segnali” anomali sugli sportelli bancari, installare dei buoni antivirus e firewall per evitare l’attacco di hacker e truffatori, diffidare di mail che propongono lavori, offrono premi chiedendovi di cliccare su un link che potrebbero consentire l’installazione spyware , ma soprattutto non rispondete a mail che richiedono i dati personali, minacciando disattivazioni di account (cosiddetto phishing).

Affidarsi ai professionisti

Analogamente, al fine di evitare il rischio di incappare in falsi annunci di offerte di case, appare opportuno ricordare di:

  • non affidarsi a siti di annunci generici, bensì a portali Web che si occupano esclusivamente dell’affitto di immobili;
  • verificare l’attendibilità dell’annuncio  controllando i feedback con i voti ed i commenti rilasciati dagli utenti all’inserzionista, nonché richiedendo più informazioni possibili all’inserzionista (nome e cognome, numero di cellulare e soprattutto quello di un telefono fisso) e sull’immobile. Con i dati acquisiti sarà anche possibile seguire una ulteriore verifica su  motore di ricerca;.
  • controllare l’attendibilità dei dati inseriti nell’annuncio verificando se le informazioni stesso trovano riscontri recandosi sul posto (se è possibile farlo) e/o provando a trovare qualche riscontro su Internet (ad esempio utilizzando Google Maps e Google Street View).
  • porre attenzione al prezzo, soprattutto se appare inspiegabilmente più basso della media degli altri affitti;
  • verificare le foto pubblicate dall’inserzionista che, di solito, mostrano un appartamento nuovo o appena ristrutturato, si potrebbe scoprire effettuando una ricerca inversa su “Google Immagini” che l’immagine corrisponde in realtà ad un’altra località. Nel dubbio meglio richiedere all’inserzionista ulteriori fotografie.
  • versare la caparra utilizzando metodi di pagamento tracciabili come il bonifico bancario o postale, evitando ricariche a carte di credito..

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