Badante uccisa confermate accuse omicidio volontario per ex assessore della Lega

La procura di Lodi ha chiuso le indagini confermando le accuse a Franco Vignati.

Badante uccisa confermate accuse omicidio volontario per ex assessore della Lega
Pavia, 19 Aprile 2018 ore 17:53

Badante uccisa

Badante uccisa e gettata nel Po: arrestato ex assessore della Lega

Franco Maurizio Maria Vignati, 64 anni, pensionato di Miradolo Terme, sarebbe il responsabile dell’omicidio della badante uccisa e gettata nel Po, il cui cadavere era stato ritrovato l’8 giugno all’altezza di Monticelli d’Ongina. Nel medesimo comune l’uomo era stato nel 2009 assessore con delega alla cultura per la Lega nord. Vignati, secondo la procura di Lodi, avrebbe ucciso la donna con un colpo di pistola alla nuca in seguito alla volontà da lei espressa di interrompere la relazione sentimentale che li legava. La procura di Lodi ha chiuso le indagini confermando le accuse a Franco Vignati. Corposa la documentazione nel fascicolo dell’inchiesta coordinata dal procuratore di Lodi Domenico Chiaro e dal sostituto Emma Vittorio: oltre 500 pagine di atti e una ventina di cd di intercettazioni telefoniche e ambientali. Il pensionato, che si trova in carcere a Lodi e continua a professarsi innocente, è accusato di omicidio volontario con le aggravanti della pemeditazione e dei futili motivi, ma anche di occultamento di cadavere e di porto illegale di arma da fuoco.

Chi era Dea?

La vittima era una 40enne di origine albanese impiegata come badante in Italia. Aveva due figli, soprannominata Dea il suo nome era Kruja Lavdjiie. La donna era scomparsa improvvisamente il 30 maggio 2016, il suo corpo senza vita sarebbe riemerso dalle acque del Po alcuni giorni dopo. Da un anno e mezzo conviveva con Vignati, ma aveva intenzione di interrompere la relazione. Questo il movente secondo gli inquirenti che indicano, oltre alla fine del rapporto sentimentale, anche la prospettiva di rimanere senza casa – essendo Vignati impegnato in una causa di separazione con l’ex moglie. Dea l’aveva lasciato sei giorni prima di essere uccisa.

La ricostruzione

Nonostante Vignati non abbia mai ammesso l’omicidio sono diversi gli indizi a suo carico. Oltre ad alcune testimonianze che hanno contribuito a indirizzare l’attenzione degli inquirenti su di lui, c’è la conferma dell’uomo di aver incontrato Dea proprio il giorno in cui è scomparsa. L’incontro è avvenuto a San Colombano al Lambro, con la scusa di proporre un nuovo lavoro alla 40enne grazie a un amico imprenditore, il sospettato averebbe attirato la donna. A confermare questi spostamenti sono le celle dei cellulari dei due. Nessun segno di colluttazione è stato riscontrato sul cadavere della vittima, pare infatti si sia tratta di un’esecuzione a sangue freddo.

 

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