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TPLA

All’Istituto di Cura Città di Pavia nuova procedura per il trattamento dei sintomi dell’iperplasia prostatica benigna

L’intervento, della durata di 60 minuti e in anestesia locale, è indolore e non comporta alcun disturbo post-operatorio o effetto collaterale.

All’Istituto di Cura Città di Pavia nuova procedura per il trattamento dei sintomi dell’iperplasia prostatica benigna
Attualità Pavia, 30 Marzo 2022 ore 12:05

All’Istituto di Cura Città di Pavia è disponibile una nuova procedura per il trattamento dei sintomi dell’iperplasia prostatica benigna: l’ablazione laser transperineale, TPLA, è una terapia avanzata, mininvasiva, senza complicanze post-operatorie che preserva le funzioni sessuali.

Nuova procedura per il trattamento dei sintomi dell’iperplasia prostatica benigna

Una nuova soluzione, mininvasiva e priva di effetti collaterali, per il trattamento delle invalidanti conseguenze dell’iperplasia prostatica benigna è oggi a disposizione dei pazienti presso l’UO di Urologia dell’Istituto di Cura Città di Pavia (Gruppo San Donato), guidata dal dottor Dimitrios Choussos.

L’ipertrofia o iperplasia prostatica benigna (IPB) è una patologia caratterizzata dall’ingrossamento della ghiandola prostatica che va a comprimere l’uretra compromettendo così il normale flusso urinario. Si tratta di una patologia molto diffusa, soprattutto negli uomini oltre i 70 anni, dove raggiunge punte dell’80%.

L’ablazione laser interstiziale transperineale ecoguidata, denominata TPLA, è una metodica innovativa che permette di trattare con successo i sintomi legati all’iperplasia benigna della prostata, come l’alta frequenza minzionale e un flusso urinario debole, l’incompleto svuotamento della vescica, il dolore e il bruciore durante la minzione.

L'intervento

La TPLA impiega un laser a bassa potenza (solo 3 watt) e un piccolo ago, l’accesso ecoguidato è percutaneo transperineale - attraverso la cute del perineo, tra la base dei testicoli e l’ano -, perciò permette di preservare l’uretra, a differenza di quanto accade con le tecniche più tradizionali che impiegano un approccio transuretrale. La termoablazione laser consiste nella distruzione del tessuto prostatico in eccesso, provocando una necrosi coagulativa.

L’intervento, della durata di 60 minuti e in anestesia locale, è indolore e non comporta alcun disturbo post-operatorio o effetto collaterale, quale ad esempio sanguinamento, incontinenza urinaria e infezioni. Questo tipo di procedura mininvasiva è particolarmente adatta ai soggetti che fanno terapia anticoagulante e non possono sospenderla preventivamente. Il trattamento con TPLA si è dimostrato molto efficace, rispetto alle altre procedure, nel preservare l’eiaculazione.

“Questo tipo di intervento mininvasivo è particolarmente indicato per i giovani uomini che presentano già i sintomi dell’iperplasia prostatica benigna, ma che vogliono preservare le funzioni sessuali. Con le tecniche adottate fino ad oggi esisteva infatti il rischio concreto di incorrere nell’eiaculazione retrograda, che non permette al liquido seminale di fluire correttamente verso l’esterno” afferma il dottor Dimitrios Choussos.

I primi risultati clinici relativi a questa nuova metodica mostrano un’efficacia paragonabile alle tecniche standard, ma un profilo di sicurezza maggiore legato alla minor invasività della procedura. Tuttavia sono in corso dei test per stabilire se la tecnica sia standardizzabile e funzionale per qualsiasi caso.

“L’ablazione TPLA non solo si è dimostrata una valida alleata per trattare precocemente, in maniera sicura e indolore, i sintomi caratteristici quanto insidiosi dell’IPB, ma permette anche di procrastinare interventi chirurgici più invasivi che possono invece essere programmati in età più avanzata” conclude il dottor Choussos.

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