Menu
Cerca
Montagna

Passeggiando con le ciaspole

Con gli impianti di risalita chiusi, in tanti hanno scelto le racchette da neve.

Passeggiando con le ciaspole
Turismo 18 Gennaio 2021 ore 17:28

Sembra che nei negozi non si trovino più racchette da neve. Quest’anno, molti amanti della montagna e dello sci, con gli impianti di risalita chiusi non si sa fino a quando, hanno optato per le passeggiate con le ciaspole. Inoltre, l’abbondanza di neve che è scesa richiama comunque gli appassionati di sport all’aria aperta. È per questo che in tutte le località turistiche, naturalmente attenendosi alle normative vigenti, sono sempre di più le proposte di passeggiate sulla neve. In queste due pagine vi proponiamo diversi itinerari e vi consigliamo come prepararvi ad affrontarli.

In Lombardia centinaia di percorsi per famiglie ed esperti

Scegliere cosa proporre tra le centinaia di itinerari che offre la Lombardia non è facile. Cominciamo dalla Val Gerola, sopra Morbegno (So), perché, oltre a essere tra le aree più “selvagge” (e per molti più suggestive), offre molteplici escursioni, adatte sia a chi è ben allenato, sia a chi si accontenta di una passeggiata. Per quest’ultimo tipo di escursionista, ad esempio, è perfetto il percorso che va da Fenile (1.263 m) a Pescegallo (1.454 m), con un dislivello di meno di 200 m: si parte seguendo quello che è il “percorso salute” (dopo il secondo ponte sul Bitto ad occidente rispetto al nucleo abitato), e si prosegue in leggera salita attraverso un magnifico bosco di abeti fino a raggiungere Pescegallo. I più allenati (ma ce la fanno anche i bambini) possono continuare fino al Rifugio Salmurano (1.850 m) seguendo il sentiero chiamato “la stradina”, praticamente a fianco della pista da sci: dalla partenza ci si arriva in poco più di un paio d’ore. Più impegnativi, partendo dal rifugio, sono i sentieri che portano fino al passo di Salmurano o fino al lago di Pescegallo.
Adatto alle famiglie è anche l’itinerario che porta al lago Palù, che in questo periodo è completamente ghiacciato, partendo dalla località di San Giuseppe, sopra Chiesa in Valmalenco (So), lasciando l’auto nell’ampio parcheggio in località Prati Predana, alla partenza della seggiovia. Un percorso di poco meno di 7 km con un dislivello di circa 500 m che attraversa boschi di conifere innevati e stupendi alpeggi panoramici, senza presentare particolari difficoltà. Raggiunta la meta, si può ancora percorrere l’intero circuito ad anello del lago Palù e godere di vedute mozzafiato.
Se abbandoniamo (per ora) la Valtellina, molto consigliata è l’escursione al Rifugio De Marie che parte da sopra Cimbergo (Bs) in Val Camonica. Parcheggiate nella zona del castello e poi, ciaspole ai piedi, si parte in direzione di Paspardo; quindi, imboccato a destra il sentiero n. 16 per Volano si prosegue per un paio di km in mezzo al bosco a fianco del torrente Re di Tredenus. Quando il sentiero si biforca, si tenga la destra e si prosegua fino al Ponte del Clavasso: ancora un piccolo sforzo e si arriva alla conca di Volano, dove sorge il rifugio De Marie (1.480 m), da cui si gode un bellissimo panorama sul gruppo del Tredenus e sul Pizzo Badile Camuno.

Ma, come si diceva, l’offerta lombarda di escursioni con le racchette è davvero ampia. Tra le tante altre possibilità, vi segnaliamo la salita al rifugio Magnolini dalla Malga Alta di Pora (1.500 m circa), a Castione della Presolana-Bratto (Bg), dove si lascia l’auto nel grande parcheggio degli impianti di sci: è in lieve salita tra i pini della strada-pista ben battuta adatta a tutti. Oppure, in Valsassina, l’escursione di circa un’ora e mezza al Cimone di Margno (1.800 m) partendo da Paglio (Lc), risalendo lungo i vecchi tronconi dello skilift, e quella, funivia da Moggio (Lc) permettendo, che porta dai Piani di Artavaggio fino al rifugio Cazzaniga-Merlini che offre un panorama a 360° dalle Orobie all’Appennino fino alle Alpi con il versante est delle Grigne in primo piano.
Tornando, invece, in Valtellina, da non perdere l’itinerario completamente immerso nella natura che da Arnoga (So) porta alle Baite Cagnol, da cui si gode uno spettacolare panorama sul ghiacciaio della Cima Piazzi e sul Corno Dosdè, e il cosiddetto “Sentiero dell’arte” di Livigno (So) che si sviluppa all’interno di boschi di larici secolari e permette agli escursionisti di visitare una vera e propria galleria d’arte all’aria aperta perché il percorso è costellato da sculture in legno di artisti provenienti da tutto il mondo.

Meravigliosi panorami piemontesi tra il Gran Paradiso e il Monte Rosa

Le racchette da neve sono il modo migliore per apprezzare le bellezze naturali del Parco Nazionale del Gran Paradiso, che nel versante piemontese offre diversi itinerari. Come quello in Valle Orco, che in circa due ore e mezza porta dai comodi parcheggi di Chiapili di sotto, a 1.670 metri sul livello del mare, fino al Lago Serrù, oltre i 2.500 metri di altitudine. Un percorso semplice che si snoda tra i due versanti dell’alta valle Orco da cui si gode un meraviglioso panorama a ridosso delle cime confinanti con il francese Parco della Vanoise. Boschi cristallini di conifere esposti a nord, praterie innevate esposte a sud, cime, valloni e ghiacciai tutto intorno regalano uno dei più magnifici colpi d’occhio di ambiente alpino nel territorio del Parco. Il morbido e lungo sali e scendi lungo la strada innevata permette di arrivare al Lago Serrù ed eventualmente raggiungere le baite dell’omonimo alpeggio sovrastante da cui è possibile godersi il panorama e l’ambiente alpino della valle Orco nella sua totalità.
Sempre sulle Alpi torinesi, a Bardonecchia ci sono tre percorsi segnalati che permettono di avvicinarsi al mondo delle racchette da neve: il percorso Melezet (lunghezza di 3,5 km), con partenza da località Chesal porta attraverso un bosco splendido e panorami mozzafiato sulla magnifica Valle Stretta; il percorso Colomion, lungo 1,5 km con partenza da località Pian del Sole, è di facile approccio, ideale per tutta la famiglia e per i bambini; infine, il percorso Jafferau, il più lungo con i suoi 7 km, partendo dall’arrivo della Telecabina, offre una splendida vista, che ripaga dell’impegno e della fatica.
Passando alla Valsesia, non mancano percorsi per scoprire Alagna e il suo mondo Walser. Ma certamente ciaspolare sull’Alpe di Mera a Scopello, con vista sull’imponente parete sud del Monte Rosa, è un’esperienza da non perdere. I percorsi a disposizione sono tre: diversi per lunghezza e quota, ma formano tutti un anello e la maggior parte sono alla portata anche di chi è ai primi passi con le ciaspole. Il percorso giallo è un anello che prevede la partenza al parcheggio del Trogo alto, raggiunge l’Alpe di Mera passando per la Chiesa della Madonna Della Neve. Il percorso blu arriva fino alla Bocchetta della Boscarola per poi proseguire verso il centro del paese di Mera. Il percorso Fucsia è un anello che parte dalla Chiesa della Madonna della Neve e porta inizialmente sulla via principale di Mera, arriva fino alla zona del Boschetto e poi rientra percorrendo un tratto nel bosco che costeggia la pista.
Vale la pena almeno citare le Alpi biellesi, dove si trova l’Oasi Zegna: ciaspolando da Bielmonte fino alla sommità del Monte Marca (1.666 metri), si può osservare un meraviglioso panorama che comprende Monte Rosa, Monviso e l’Alta Valsessera.

Anche in Liguria si può andare sulla neve con le racchette

Sulle racchette da neve a pochi chilometri dal mare. È quel che si può fare in Liguria. Si può salire fino alla vetta più alta della regione, il Monte Saccarello 2.201 m, partendo dal piazzale sotto la stazione della seggiovia (1376) di Monesi (Im): è un’escursione impegnativa ma ripaga con una vista che spazia dal Monviso al mare. Comunque, ambienti ideali per una ciaspolata sono sicuramente i Parchi dell’Aveto o dell’Antola, e soprattutto il Parco del Beigua che permette di non rinunciare alla vista del mare pur camminando sulla neve. Qui l’Ente Parco, che mette a disposizione anche il servizio di noleggio ciaspole e bastoncini, ha predisposto con apposito segnavia cinque anelli con vario grado di difficoltà, dal più facile a quello più impegnativo, che si snodano tra paesaggi meravigliosi in scenari naturalistici unici, lungo itinerari di crinale in Valle Stura, nelle foreste di Sassello o sull’Alta Via dei Monti Liguri.

Cadore, il regno delle ciaspe si trova in Veneto

Per gli appassionati di escursioni nella natura, in particolare nella stagione invernale, le Dolomiti del Cadore regalano paesaggi suggestivi e svariate possibilità per esplorarle. Tra queste le escursioni con le racchette da neve ai piedi (qui chiamate ciaspe). A Pieve di Cadore si corre ogni anno la gara con le ciaspe più lunga d’Italia, una vera e propria maratona di 42 chilometri 195 metri: la Ciaspalonga delle Marmarole.
Per tutti, invece, una facile escursione parte dal Lago di Misurina: lasciata la macchina al parcheggio della stazione della seggiovia Col de Varda, a quota 1.770 metri, si imbocca il sentiero Cai numero 120, una carrareccia ben visibile. Il sentiero è quasi sempre battuto e dopo circa un’ora e mezza si raggiunge il rifugio Col de Varda a quota 2.115 metri. Da lassù la vista è pazzesca, ammirando i gruppi dolomitici tutelati dall’Unesco: le Marmarole, il Sorapis, Cristallo, oltre alle Tofane e alla Marmolada. Ritornando sul sentiero principale si prosegue il sentiero e in circa due ore di cammino si raggiunge il rifugio Città di Carpi, a quota 2.110, sotto le aguzze guglie dei Cadini di Misurina e di fronte le maestose Marmarole e il massiccio del Sorapis.
Un’altra passeggiata con le ciaspe porta in uno dei luoghi più suggestivi e panoramici delle Dolomiti Bellunesi. Tanto che anche il grande alpinista altoatesino Reinhold Messner ha definito il Monte Rite come “il più interessante punto di osservazione del comprensorio dolomitico”. E proprio in cima al Monte Rite si trova un’avveniristica struttura in cristallo: sono le cupole del Messner Mountain Museum, il museo più alto d’Europa, il luogo che racconta la storia dei primi pionieri dell’alpinismo nelle Dolomiti. D’inverno il Monte Rite si raggiunge da Passo Cibiana: lasciata l’auto nel parcheggio vicino al rifugio Remauro, si prende la stradina militare segnalata dal Cai con il numero 479 (dislivello 600 metri, tempo di percorrenza circa 2 ore e mezza), un’escursione facile, mai ripida e con punti molto panoramici.
Un’altra bellissima passeggiata da fare con le ciaspe porta all’Eremo dei Romiti, a quota 1.167 metri, quasi in cima al Monte Froppa, mentre un itinerario di media difficoltà, della durata di circa 2 ore, è quello che porta ad ammirare le Cinque Torri.

In Toscana: sulla cima del Libro Aperto e nelle foreste millenarie del Casentino

Gli appassionati di camminate con le ciaspole troveranno anche in Toscana un terreno ideale.
Sulla montagna pistoiese i sentieri percorribili sono numerosissimi. Uno dei percorsi più apprezzati è sicuramente quello che dall’Abetone porta al Libro Aperto, una delle montagne simbolo del territorio. Il curioso nome deriva dalla forma del gruppo montuoso che sembra un grosso libro aperto e adagiato su un leggio. L’itinerario ad anello, lungo 13 km e percorribile in circa 5 ore e mezzo, prende il via dal passo dell’Abetone, dove si può lasciare l’auto presso la piazza delle Piramidi. Dal Rifugio Casetta di Lapo serve circa un’ora di cammino per giungere alla sella sud del Libro Aperto, ormai quasi alla fine della salita. E’ doverosa una sosta per ammirare un panorama che, nelle giornate più limpide, spazia fino all’Adriatico e all’Arco alpino. Da qui, 250 metri di sentiero separano dal punto più elevato del Libro Aperto (la cima del Monte Rotondo, a 1.937 metri).
Anche il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna consente di vivere un’esperienza di puro contatto con una foresta selvaggia e impenetrabile. Per il percorso ad anello verso il Monte Falco, lungo 11 km, si parte dal Centro Visite del parco e si procede lungo la Provinciale del Castagno, una strada tortuosa che si addentra nel bosco. Seguendo le indicazioni per il Valico delle Crocicchie si giunge alla Gorga Nera, un piccolo acquitrino che nasconde leggende misteriose. Il percorso giunge fino a Capo d’Arno, a 1.372 metri sul livello del mare, dove sgorga il più importante dei fiumi toscani, l’Arno. Vale la pena di allungare un poco l’itinerario, imboccando la traccia che porta al monte Falco, il tetto del Casentino con i suoi 1.658 metri.
Anche la Lunigiana offre bellissimi itinerari di varie difficoltà che partono dai passi appenninici che dividono la Toscana dall’Emilia-Romagna e sul Monte Amiata sono da non perdere le escursioni in notturna.

I consigli e gli obblighi per un’escursione sicura

Si racconta che i primi ad usare le racchette da neve siano stati i cacciatori delle zone fredde di Asia, Canada e America settentrionale intorno al 6.000 a.C. Ne hanno fatta di strada… Se la funzione è rimasta sempre la stessa, muoversi più facilmente aumentando la superficie di galleggiamento e aiutando a non sprofondare nella neve, è evidente che oggi non usiamo racchette che un tempo erano realizzate in legno e corde, bensì con materiali plastici di ultima generazione che garantiscono leggerezza e sicurezza e che vengono ancorati a scarponi o scarpe da trekking invernali. Sarà bene anche dotarsi dei bastoncini da neve, visto che le escursioni con le ciaspole avvengono su vari tipi di neve, fresca oppure compatta e ghiacciata, e su sentieri che alternano salite e discese a pianori meno impegnativi e l’equilibrio è un fattore determinante anche ai fini della sicurezza.
A proposito di sicurezza, a tutti coloro che hanno intenzione di fare una passeggiata sulla neve, sia che frequentino percorsi prestabiliti, sia che si avventurino fuori dalle piste battute, sono consigliate fondamentalmente due cose. Innanzitutto informarsi in modo dettagliato sulle previsioni meteo e del manto nevoso consultando il bollettino niveo-meteorologico: non si può fare a meno di prevedere i potenziali rischi, saper gestire le emergenze e, nel caso, saper rinunciare a un’escursione quando le condizioni la rendessero pericolosa. In secondo luogo, e questo è un obbligo e non solamente un suggerimento, è importante dotarsi di un “kit di sicurezza” composto da artva, pala e sonda, indispensabili nel caso di valanga. L’artva, infatti, è un dispositivo composto da una ricetrasmittente elettronica: se si viene travolti dalla neve, dà la possibilità ai soccorritori di individuare l’esatta posizione. La sonda e la pala servono, invece, nel caso in cui si debba cercare qualcuno, magari un compagno di escursione, sommerso dalla neve.

Condividi